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Annuncio destinato a incentivare l’afflusso dei turisti stranieri nella bassa stagione.
In quel periodo, alcune zone della costa adriatica italiana - soprattutto la Puglia - venivano evitate
dagli stranieri a causa dei frequenti sbarchi di disperati e perché di fronte, nell’ex
Jugoslavia, si guerreggiava senza sosta. Nel 1991 si verificò la prima grande emergenza con
oltre 40.000 albanesi affluiti sulle coste pugliesi; poi vennero i Croati, i profughi dell’ex
Jugoslavia, 80.000 bosniaci tra il ‘92 e il ‘96, e nel 1999 i kossovari che sfuggivano
al conflitto in corso nel loro paese. Al dramma dei profughi che si riversavano nei porti e nelle
spiagge pugliesi, si aggiungeva l’inferno dei flussi criminali in combutta con la
criminalità organizzata e un aumento percentuale dei delitti. Ne risentiva
l’industria turistica, voce potente e irrinunciabile nella nostra economia: al
pubblicitario veniva chiesto di somministrare la consueta dose di verità parziali,
di separare il bene dal male e il bello dal brutto, di creare una netta distinzione tra le
italiche bellezze naturali e i crimini di una guerra consumata nella sponda opposta
dell’Adriatico. Il Giubileo era prossimo: ai turisti e ai fedeli di tutto il mondo
bisognava garantire sicurezza e giorni indimenticabili di relax, in opposizione
all’indicibile fatica di vivere dei nostri vicini.
All’agenzia, avevo proposto una serie di campagne sul tema della pace, in linea con il brief
del cliente: tranquillità nella costa adriatica, convenienza della bassa stagione, senso
dell’ospitalità, sacralità, e via con la retorica del sermone. I colleghi
mi invitarono a pensare qualcosa di più furbo: usarono questa espressione. Ero un freelance,
e per un freelance il tempo è prezioso. Pensai che la tiravano troppo per le lunghe: la notte,
a casa, buttai giù qualche schizzo sul tema della lunghezza. Credo che otto milioni di
pubblicitari avrebbero fatto la stessa cosa. O probabilmente l’hanno già fatta.
Tanto che, ogni volta che rivedo questo layout, penso: Dio mio, come sono stato furbo.
A parte l’ironia, direi che, in pubblicità, le trovate, le battute, le furbizie,
sappiano sempre di già visto. Sono come le barzellette: si dice che ne esistano cinque,
di originali; tutto il resto è una semplice variante.
In origine, la campagna era multisoggetto, con delle immagini più originali. Il cliente
ridimensionò tutto, limitandosi ad approvare l’annuncio dell’ombrellone.