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Il direttore creativo della campagna Saclà è Sergio Mambelli, il padre (con Landò) di
una delle poche, vere case histories di successo nella storia del marketing e della pubblicità italiana:
quella di Mulino Bianco. La sua influenza nella realizzazione della campagna è stata determinante
(la prima campagna aveva preso il via con i creativi Grazia Usai e Francesco Rizzi), e non nego di aver provato
imbarazzo e una certa sofferenza nel portare a termine il lavoro entro i rigidi canoni stabiliti da questo
pubblicitario molto tecnico ed esperto di strategie. Ad esempio, qui la lunga campagna fa un passo considerato
- che Dio mi perdoni - epocale, passando dalla favola simbolica a una porzione di realtà: per
la prima volta, viene presentato il prodotto del contadino Benedetto a tavola, appetitoso, pronto da gustare.
Il risultato è una formula quasi religiosa di ringraziamento: MESI E MESI DI LAVORO PER UN BOCCONE DI
FELICITÀ. GRAZIE, BENEDETTO. E non basta: il contadino Benedetto prova emozione, arrossisce, arriva a
interloquire con l’utente finale. Un grave peccato di comunicazione, secondo la vecchia scuola.
Il payoff era sempre lo stesso: BENEDETTO SACLÀ. DALL’ORTO, I PIÙ BEI SAPORI. Ma oggi
è difficile, anzi è orribile, pensare che dietro un barattolo di conserve ci sia il lavoro
solitario di un buffo contadino. Il mondo non crede più nelle favole del piccolo mondo antico, e non
so se sia un bene o un male. Obbiettivamente, spero che si arrivi a un’onesta via di mezzo tra i sogni
iperbolici della pubblicità e gli incubi della realtà quotidiana.
A parte la melensa filosofia di un’attività sì buona e onesta, resta ancora pregevole
la cifra stilistica della campagna, con il contributo delle illustrazioni di Michel Fuzellier (che nel film
prendono vita con un paziente lavoro di animazione) e di un’art direction veramente impeccabile.
Quando Mambelli lasciò l’agenzia, mi incaricarono di scrivere la lettera d’addio del
reparto creativo: io ero il loro piccolo scrivano di fiducia, scarpe grosse e ‘o core in mano. Una sera,
ci riunimmo a casa sua, con i sopravvissuti del gruppo Mulino Bianco e quelli di Saclà. Mi fece vedere
i suoi quadri, interessanti: colore acrilico pieno, disegno minuzioso. Gli chiesi il perché di quella
fatica con i pennelli: tanto valeva usare la serigrafia. Rispose: “Ah, ma è questo il bello!”.
Questo era il tipo: puntiglioso.
Tra i bei ricordi, conservo una sua lettera: ringraziava me e l’art director, in modo ufficiale, per
l’impegno nel lavoro. Mi spiegarono che, quella lettera, era una specie di grande, unico evento,
perciò la conservo come un cimelio. Che persona gentile.
Copywriting GASPARE GIUA Art Direction MARIA PIA PREZIUSO
Stampa periodica. L'ultimo soggetto è stato utilizzato anche per l'affissione.

