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Questi annunci non brillano per interesse e fascino: sono merce veloce perché servivano per comunicare
numeri e dati, ma hanno il valore di ricordo. Il proprietario di Videolina era Nicola Grauso, detto Nichi, cagliaritano, figlio di un agiato grossista di origini meridionali. L’imprenditore aveva mosso i primi passi cavalcando la rivoluzione delle cosiddette radio libere. Videolina nasce come costola televisiva di Radiolina, una delle prime radio indies in Italia. Io cominciai a fare radio subito, nel 1975, collaborando attivamente con diverse emittenti. Si operava con mezzi di fortuna, in segreto e al riparo dalle visite della Guardia di Finanza, perciò ho un ricordo di tempi quasi eroici, allegri, sfrontati. Stavamo rompendo il monopolio di un’informazione a senso unico, e questo ci dava una buona dose di euforia.
Curiosamente, la Sardegna, considerata una sub provincia dell’impero, si mostrò all’avanguardia
(e Grauso, nel bene e nel male, ne fu protagonista) nel promuovere quella grande rivoluzione dell’etere
(che poi diventò, in realtà, una vera rivoluzione culturale). Fenomeno che, come tutti sanno,
in seguito ha attirato impresari di varia estrazione, producendo tycoon come Silvio Berlusconi: prima o poi,
anche le rivoluzioni finiscono per indossare la cravatta, e i fenomeni più spontanei rientrano nei binari
del grande profitto. Alla fine, sul fenomeno spontaneo, ha vinto chi aveva accesso agli ingenti prestiti delle
banche e più potere contrattuale con le autorità preposte all’assegnazione delle frequenze:
politici, amministratori della cosa pubblica, magistrati. I più aggressivi e spregiudicati, come Silvio
Berlusconi, ottennero persino delle leggi ad hoc.
Quando sono nati questi annunci, Videolina era la televisione sarda più seguita in Sardegna.
Grauso coltivava sogni di gloria, agitava il mondo di Internet, comprava giornali, finanziava persino
il Manifesto. Quando cercò di imitare il mitico Cavaliere, perse l’equilibrio cadendo
dal cavallo, cedendo tele e giornali. Il giornale La Repubblica, quando parlava di lui, lo definiva “il
controverso imprenditore”. Strane storie, direbbe Sandro Baldoni.
Con l’avvento e il moltiplicarsi delle radio e delle televisioni private in Italia, è cambiato
anche il modo di fare pubblicità. Si è chiusa l’era di Carosello, le agenzie pubblicitarie
si sono americanizzate ricorrendo alle tecniche del moderno advertising. Le società addette alla
pianificazione nei media e alla vendita di spazi, come Publitalia, hanno cominciato a muovere un flusso enorme
di denaro e sono diventate dei veri centri di potere (tanto sconfinanti e potenti da creare un partito come
Forza Italia) capaci di resuscitare o far morire un giornale, una televisione, un marchio. Da allora, tutto
è cambiato. Profeta fu Sergio Cusani (uno dei grandi attori della “madre di tutte le
tangenti”, cioè l’affaire Enimont): “Oggi, tutto si gioca sul piano della
comunicazione”.
Copywriting GASPARE GIUA Art Direction GAVINO SANNA
