È capitato raramente che i miei disegni venissero utilizzati nella pubblicità. Per esempio, mi sorprese molto il giorno in cui Stefania della redazione di Linus, con cui collaboravo, mi telefonò per dirmi che un art director dell’agenzia di Anna Maria Testa, che allora si trovava in via Larga, aveva cercato di contattarmi perché era interessato ai miei disegni: voleva utilizzarli per una campagna di affissione del PDS (Partito Democratico della Sinistra, il partito politico italiano più importante della sinistra italiana negli anni Novanta) in occasione delle elezioni politiche del 1994 - quelle della cosiddetta “legge Mattarella”, soprannominata Mattarellum dal politologo Giovanni Sartori - ma poi purtroppo non si fece niente, perché alla fine i post comunisti avevano pensato bene di dirottare la “macchina da guerra” - così chiamava pomposamente l’organizzazione della propaganda il segretario Achille Occhetto, che infatti portò il PDS a una ingloriosa sconfitta - sull’agenzia di Pirella. Questo annuncio, molto old-style e destinato al settore della fornitura di carni all'ingrosso in Italia, è, appunto, uno di quei pochi casi di utilizzo dei miei disegni. Il committente era di Modena, il cliente era l’ente governativo (CMA, acronimo di Centrale Marketing-Gesellschaft der deutschen Agrarwirtschaft mbH) creato per promuovere il mercato agricolo della Germania e i prodotti agro-alimentari tedeschi che soddisfacevano determinati criteri e requisiti. E così avevo lavorato su una serie di annunci dedicati a un target particolare, naïf e, visto che parliamo di cibo, diciamo pure di bocca buona sul piano dell’etica e dell’estetica della comunicazione: macellerie, grossisti alimentari, GDO.
È passato tanto tempo dall’uscita degli annunci. Nel 2009, l’ente tedesco venne liquidato anche per via di diverse critiche: innanzitutto, si era stabilito che il suo marchio di certificazione QS non garantiva nessuna provata qualità e perciò era ritenuto fuorviante per i consumatori. E poi si erano scatenati i vegani e i grünen tedeschi, che rappresentavano un’altra potente industria. Inoltre, una sentenza della Corte di giustizia europea non consentiva più all’ente, praticamente statale, di pubblicizzare in modo specifico l’agricoltura tedesca, in particolare la carne, perché discriminava gli altri produttori europei.
Ma, al di là dei bisticci tra nazioni e produttori, in tempi più recenti abbiamo cominciato a capire che zootecnia e agricoltura intensive facevano male all’ambiente, e a pensare che uno dei principali responsabili dello sconquasso ambientale potesse essere proprio il sistema alimentare. Così si è ampliato notevolmente il fronte di quelli che chiedono di ridurre allevamenti intensivi, produzione e consumo di carne. Ma il discorso andrebbe allargato a tutto, non solo alla carne: produrre meno e consumare meno vuol dire meno inquinamento (per non parlare, poi, di certi comportamenti individuali e degli sprechi: nel mondo ci sono sempre più poveri, ma almeno il 30% del cibo prodotto globalmente viene buttato via). Insomma, non è più tempo di “cultura della bistecca”, come la chiamava, con una buona dose di disprezzo, Jeremy Rifkin.
Io mi sono adeguato: da molti anni consumo raramente la carne, possibilmente acquistata da una cooperativa di soci allevatori-agricoltori piemontesi che conosco bene e che considero preziosi custodi - oltre delle idee e dei modelli che ci uniscono sui temi politici e sociali - del rispetto della terra, della biodiversità, delle tradizioni, delle relazioni tra esseri viventi. Perciò diciamo che mi sono adeguato non proprio radicalmente, ma con giudizio. Sono sardo-sardo e vengo, per origini e ragioni di età, dalla cultura della caccia e dei rituali omerici dell’agnello o del maiale o della selvaggina rosolati con il rispetto dovuto a un defunto-eroe, ma ignoro i reparti macelleria dei supermercati, che considero alla stessa stregua del più raccapricciante obitorio.
Comunque, dopo questa digressione piuttosto prolissa e giusto per ritornare al tema, cioè al disegno, in particolare quello satirico e caricaturale, qui riporto delle osservazioni, forse un po’ datate, ma che mi sembrano sempre attuali.
Discorso quasi breve, e alla fine vanitoso, sulla caricatura e l'estetica del brutto
Continua la lettura di annunci e campagne: una raccolta di appunti di viaggio, in un periodo trascorso con vari compagni di strada.
© GASPARE GIUA
Design: Maria Pia Preziuso e Alessandro Giua