Enit

Cito questo lavoro perché mi permette di parlare d'altro. ENIT era l'Ente nazionale italiano per il turismo: oggi è diventato un "ente pubblico economico" (ignoro il significato di quell'"economico", perché tanto economico non è) e si chiama Agenzia nazionale per il turismo, pur mantenendo il vecchio acronimo. L'annuncio era destinato a incentivare l’afflusso dei turisti stranieri soprattutto nella bassa stagione. Perché anche di questo si occupa l'ente: realizzare strategie promozionali promuovendo l'offerta turistica nazionale, aiutare tours operators e agenzie di viaggio, cercare di convogliare centinaia di milioni di potenziali utenti stranieri verso i servizi turistici italiani. In un certo senso promuove la migrazione umana, ma a fini turistici. Niente migranti economici, unlawful entry, rifugiati, overstayer, richiedenti asilo. Soltanto turisti.

In quel periodo, alcune zone della costa adriatica italiana - soprattutto la Puglia - venivano disertate dagli stranieri a causa dei frequenti sbarchi e dell'invasione di disperati che fuggivano dai conflitti e dalle atrocità dell'ex Jugoslavia. Nel 1991 si verificò la prima grande emergenza con oltre 40.000 albanesi affluiti sulle coste pugliesi; poi vennero i Croati, i profughi dell'ex Jugoslavia, 80.000 bosniaci tra il '92 e il '96, nel 1999 i kosovari che sfuggivano alla guerra in corso nel loro paese, e così via.

Al dramma dei profughi che si riversavano nei porti e nelle spiagge pugliesi, si aggiungeva l'inferno dei flussi criminali in combutta con la criminalità organizzata made in Italy e un aumento percentuale dei delitti. Un documento importante di quella stagione è il film "Lamerica" di Gianni Amelio, del 1994, che racconta uno dei primi grandi sconvolgimenti dell’Europa dopo la caduta del Muro di Berlino. Una migrazione e un'emergenza umanitaria senza precedenti nel nostro paese: tra il 6 e il 7 marzo del 1991, arrivarono nel porto di Brindisi quasi 27mila profughi che fuggivano dal regime albanese che crollava.

Di questo dramma ne risentiva soprattutto l'industria turistica, voce potente e irrinunciabile nella nostra economia. Così al pubblicitario veniva chiesto di somministrare la consueta dose di verità parziali, di superare il disagio della nostra coscienza separando il bene dal male e il bello dal brutto, di creare una netta distinzione tra le italiche bellezze naturali e i crimini consumati a poca distanza, nella sponda opposta dell'Adriatico. Era il 1999, il Giubileo era vicino: ai turisti e ai fedeli di tutto il mondo bisognava promettere sicurezza e giorni indimenticabili di relax, in opposizione all'indicibile fatica di vivere dei nostri vicini.

All’agenzia, avevo proposto una serie di campagne sul tema della pace, in linea con il brief del cliente: tranquillità nella costa adriatica, convenienza della bassa stagione, senso dell'ospitalità, sacralità, e via con la retorica del sermone. I colleghi mi invitarono a pensare qualcosa di più "furbo": usarono questa espressione. Ero un freelance, e per un freelance il tempo è prezioso. Pensai che la tiravano troppo per le lunghe; e così la notte, a casa, buttai giù qualche idea sul tema della lunghezza.

In origine, la campagna doveva essere multisoggetto, con delle immagini più originali. Poi il cliente ridimensionò tutto, limitandosi ad approvare il primo annuncio.


Continua la lettura di annunci e campagne: una raccolta di appunti di viaggio, in un periodo trascorso con vari compagni di strada.