Valfrutta

Dal lavoro manuale e di raccolta, dall'operosità della cultura contadina e delle cooperative, sino all'industria conserviera: questo percorso fornisce, da sempre, il tratto distintivo della comunicazione Valfrutta, marchio del consorzio cooperativo Conserve Italia, una filiera agricola composta da 14.000 soci produttori italiani e uno dei maggiori gruppi conservieri in Europa. Per molti anni, l’immagine Valfrutta è stata tutta condensata nella mano che si apriva al claim "Valfrutta. La natura di prima mano". Una frase che è da sempre un riferimento e un limite invalicabile. Ovvio che tutto il resto si muova di conseguenza. Il film girato, è tutto spiegato in tre parole: l’uomo, la terra, i frutti. Sic et simpliciter.

L’annuncio che segue, invece, è un esempio di minimalismo pubblicitario, o, se preferite, un tentativo di nouvelle cuisine delle conserve. A parte l’ironia, direi che era il modo migliore per descrivere, senza enfasi, la dichiarata qualità degli ingredienti. È anche uno di quei rari casi in cui il copywriter deve riflettere a lungo per non scrivere niente.

Alla fine, credo che la cosa più divertente, persino un po' iconoclasta, realizzata per Valfrutta, sia un annuncio comparso su Topolino: una vignetta, un delizioso quadretto di pop art in cui giochiamo sul simbolo della mano (simbolo che aveva accompagnato il brand della "natura di prima mano" per molto tempo). Roy Lichtenstein faceva un'operazione ironica interna al linguaggio della pittura; noi facciamo un'operazione ironica all'interno di Valfrutta e delle sue "icone", attraverso una parodia dell'arte commerciale. L'illustrazione era del mio amico e testimone di nozze Mario Addis. Per capire meglio il gioco, lo propongo insieme alla bella e grande affissione 6 x 3, perciò più “seria”, realizzata sempre da Maria Pia.

Trent’anni dopo, su eBay, un utente di Contogno in Piemonte offriva, alla modica cifra di 3,90€ più 2,80 di spedizione, una copia del nostro annuncio: una “stampa pubblicitaria originale estratta da pubblicazione d'epoca e rifilata”, definita dal venditore “vintage advertising”. E la descrizione proseguiva così: “Ottima conservazione generale con eventuali segni e difetti d'uso e d'epoca, fioriture, imbruniture, piegature, piccoli taglietti, sgualciture e difetti vari marginali visibili dall'immagine e causati, ovviamente, dall'autenticità dell'oggetto. Stampa meritevole di essere inserita sotto passepartout e incorniciata. Curiosità per appassionati, studiosi, storici e collezionisti”. Meritevole di cornice? Degna di studio e di collezione? Perdirindina, mi verrebbe da dire (giusto per stare in tema vintage).

Il grande manifesto 6x3 realizzato dopo un lungo e laborioso casting delle mani di Maria Pia. L’affissione esterna, come deve e dovrebbe essere: pochi elementi e visual incisivo. La foto era di Raffaello Benedetti Brà, un art director di Verona passato dopo dieci anni di mestiere alla fotografia pubblicitaria, tecnicamente sofisticato, perfezionista, non a caso specializzato nello still life.


Continua la lettura di annunci e campagne: una raccolta di appunti di viaggio, in un periodo trascorso con vari compagni di strada.