Quando abbiamo realizzato la prima campagna, l’acqua Sangemini veniva trattata alla stregua di un prodotto farmaceutico: si sosteneva che fosse ricca di minerali, e perciò veniva proposta dai medici ai neonati e alla terza età. Il pediatra di mio figlio, invece, consigliava un’altra acqua “meno cara”, un’altra “acqua della salute”, allora emergente: Uliveto. Ma eravamo giovani, e tutte le giovani coppie di neo-genitori pendono sempre dalle labbra dei pediatri. Francamente, oggi non riesco a capire come si possano attribuire a delle acque delle funzioni straordinarie e delle aspettative che neanche la madonna di Medugorje (ma si sa, al pubblicitario non è concesso nessun impulso critico, ma soltanto iperboli e metafore distribuiti in 30” di puro intrattenimento che, il più delle volte, tanto innocente non è: non era Adorno che diceva che Walt Disney era “l’uomo più pericoloso d’America”?).
Il brief era semplice: incentivarne il consumo, consigliando Sangemini anche alle donne in gravidanza. Richiesta che abbiamo interpretato in questo modo: tu sei quello che bevi e, quello che assumi, lo trasmetti a tuo figlio. Se scegli Sangemini, è perché le assomigli. E così è nato il payoff della somiglianza: "Tu e Sangemini: due gocce d'acqua". O almeno, così mi piace ricordare. In realtà, la storia delle gocce d’acqua mi è venuta in mente mentre, seduto a un tavolino di una gelateria di corso Lodi, fissavo la mia coppa di gelato, i riflessi di un cucchiaino in un bicchiere d’acqua e delle gocce che scivolavano lungo il vetro. Praticamente, un payoff nato da una specie di trance da picco glicemico. E non solo: probabilmente (attendo smentite), questa è l’unica tagline nella storia della pubblicità italiana - dove vige il punto e basta - che contiene i due punti. Insomma, quel segno di punteggiatura, che serviva a introdurre una frase con funzione di apposizione della precedente, era anche una piccola provocazione. Ma non saprei dire quanti, tra i colleghi, se ne fossero accorti.
Il film era basato su un semplice simbolismo: la nascita di un gagliardo pulcino, accompagnata da una musica che avevo composto anni addietro. In quel periodo mia moglie era incinta, e questo potrebbe giustificare un eccesso di romanticismo, soprattutto nel testo della campagna stampa, che oggi potremmo giudicare piuttosto fastidioso, imbarazzante e molto “romance”, nel senso di non reale (ma, francamente, voi siete tra i tipi che provano imbarazzo davanti al Bacio di Francesco Hayez alla Pinacoteca di Brera?).
Un appunto a proposito di Phil Marco, amico di Gavino e regista/fotografo talentuoso, da Museum of Modern Art. Il New York Times lo definiva "a minimalist, who's images are sensual, whimsical, often surreal, always strong and deceptively simple". E così ne parlava Martin Scorsese: "I've had the pleasure of working with Phil Marco on a number of my films. Phil is a man of extraordinary talents. It seems his passion is to take an everyday object or event and show it in an entirely new and exciting way."
Qui puoi ascoltare "Voilà l'automne", il brano di Gaspare Giua utilizzato nello spot Sangemini. In questa versione il piano è suonato da Giantore Budroni.
Dopo il film, vennero realizzati una doppia pagina destinata alla stampa periodica e diversi piccoli annunci di carattere informativo.
Continua la lettura di annunci e campagne: una raccolta di appunti di viaggio, in un periodo trascorso con vari compagni di strada.
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