Standa

Affissione, pieghevoli e volantini nel punto vendita per una settimana dedicata alla gastronomia sarda. Dall'addetta al traffico in agenzia avevo saputo che Standa - allora una delle più importanti GDO italiane - avrebbe allestito un corner dedicato alla Sardegna, e, anche se non era un mio cliente, avevo chiesto di lavorarci.

Di certo non è una pubblicità memorabile, ma è una di quelle cose "tante e al volo" che si fanno quando si lavora a tamburo battente per la grande distribuzione; e Alessandra, art director austrosarda (e che testardamente insiste a sostenere che nella Sacher non va la gelatina di albicocche) allora alle prime armi e costretta ad allestire il set con pochi mezzi (eppure allora i magazzini Standa, "la casa degli italiani", erano considerati il "rubinetto" di Berlusconi, insomma soldi freschi), l’avrà sepolta tra i suoi ricordi peggiori.

Ho trovato questa immagine nel mio archivio, e la riporto alla luce anche per ragioni di affetto per la mia isola. Vermentino, mirto, carasau, cocciuleddi, pasta di mandorle, malloreddus. Che altro manca: il granito? Ma, quello, l’hanno già mangiato, in sessant’anni di onorata rapina e di commistione con il loro cemento, le grandi società immobiliari con sede a Vaduz, alle Cayman e a Milano: eppure a noi sembrava non commestibile.

Comunque, a pensarci bene, per Standa avevo fatto anche un altro lavoro, ma con Maria Pia: un filmetto promozionale per il ritorno a scuola. La regia era di un certo Davide Rampello (direttore artistico a Mediaset, quello del famoso spot con effetto "calza" della leggendaria "discesa in campo" del tycoon Berlusconi, a cui seguirà una carriera luminosa, parallela e concolore, come avrebbe detto Dante, con quella del politico Berlusconi: da presidente della Triennale di Milano, a direttore artistico di grandi eventi politico-culturali). Fu lui a indicarci uno speaker: un animatore della Valtur che lavorava a Radio Deejay a Milano, e che si faceva chiamare Fiorello.

Il nome Standa deriva da Società Anonima Magazzini Standard. Il primo negozio venne aperto a Milano nel 1931; ebbe un grande successo, e poi numerose filiali dei grandi magazzini vennero aperte in tutta l'Italia. La Standa, nel corso degli anni, è stata soggetta a molte trasformazioni societarie. Nel 1988 venne acquistata dalla Fininvest di Berlusconi, diventando "la casa degli italiani": il payoff, se non ricordo male, era di Gavino Sanna. Dieci anni più tardi, il settore non-alimentare passò al gruppo Coin, mentre quello alimentare venne ceduto all'austriaca Billa, del gruppo tedesco Rewe. E oggi? A trecento metri da casa, a Milano, c'era una Standa che occupava tre piani di un grande palazzo. Adesso, al suo posto, nell'interrato c'è la francese Carrefour, e negli altri piani l'impero low cost Aumai.


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